Quo Vadis, Europa?

La “lunga marcia” dell’Europa verso l’unione federale si è bruscamente interrotta, e ora l’incertezza regna sovrana: il fermo sarà definitivo o la marcia riprenderà? E se riprenderà, sarà nella stessa direzione o in quale altra? E come sarà possibile dare nuovo impulso alla marcia? Dai anche tu un contributo rispondendo al questionario on line che Aldai sta inviando.

 

Giovanni Caraffini 

Consigliere ALDAI
Questi ed altri interrogativi similari gravano sul prossimo incontro dei capi di stato e dei funzionari europei convenuti a Roma, il 25 marzo, per celebrare il 60° l’anniversario della firma proprio di quei trattati che a questa “lunga marcia” diedero impulso. Gli stessi interrogativi se li stanno ponendo anche tutti i cittadini europei, con in prima linea i dirigenti industriali, e tutti sono faticosamente impegnati a trovare delle risposte convincenti.
In questa luce, l’incontro sui trattati europei organizzato il 16 marzo scorso dai gruppi ‘Cultura’ e ‘Dirigenti per l’Europa’ della Commissione Studi ALDAI (vedi link http://dirigentindustria.it/notizie/cultura/i-trattati-di-roma.html) è stata una buona occasione per discutere e condividere queste problematiche con un convinto federalista di lungo corso come il collega Giovanni Spanò, e con due giovani rappresentanti del Movimento Federalista Europea. La puntuale rivisitazione storica degli avvenimenti europei dei primo decennio del dopoguerra ha mostrato abbastanza chiaramente che le prime istituzioni europee furono concepite dando priorità alla gestione comune di importanti risorse fondamentali anche per l’industria bellica, e cioè il carbone e l’acciaio per la produzione delle armi convenzionali (CECA) e l’atomo per la produzione di armi nucleari (EURATOM), ed attuando una libera ridistribuzione delle risorse attraverso il meccanismo del mercato comune (CEE). Quindi, se vogliamo, un modello di impronta decisamente manageriale.
Col passare del tempo, tuttavia, questa logica è stata gradualmente abbandonata a favore di una visione fondamentalmente politico-burocratica dell’Europa, ma senza che venisse di pari passo adattata la sua struttura istituzionale e funzionale. Questo ha provocato un progressivo scollamento dalle problematiche reali che a lungo andare ha condotto tutto il sistema ad una situazione molto critica.
Se questa analisi è vera, è abbastanza evidente che qualsiasi scelta strategica determinante per il futuro dell’Europa non dovrebbe prescindere da una previa attenta analisi ex-novo delle strutture e delle funzioni comunitarie, da un lato, e delle reali aspettative del popolo europeo, dall’altro.
Come si accennava poc’anzi, i dirigenti potrebbero dare una fattivo contributo ad una impresa di questo tipo. Possiamo leggere in quest’ottica anche l’indagine fra gli oltre 15.000 iscritti all’ALDAI che è stata lanciata proprio in questi giorni dal gruppo “Dirigenti per l’Europa della Commissione Studi ALDAI, implementata e gestita dal “CADD, “Centro Analisi e Studi sulla Dirigenza”, per conoscere il giudizio, il pensiero e le proposte della dirigenza sull’Unione Europea e sul suo futuro. Nello strutturare l’indagine, il CADD ha previsto anche la possibilità di confrontare statisticamente le risposte date dai dirigenti con quelle date dal cittadino medio all’Eurobarometro e con altre relative ad un’analoga indagine recentemente effettuata dalla Presidenza della Camera.
Siamo convinti che ci siano tutte le premesse affinché, come già avvenuto in altre occasioni, i soci ALDAI sappiano dare prova di competenza, civismo e responsabilità, rispondendo con entusiasmo e in gran numero alle domande del questionario, e permettendo così di disporre di dati di prima mano sui sentimenti europei di una parte qualificata del popolo italiano.
Dai anche tu un contributo rispondendo al questionario on line che Aldai sta inviando, per rappresentare e promuovere le istanze della dirigenza.

DI seguito il video della firma dei Trattati di Roma nel 1957
Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in formato pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013

I più visti

Trent'anni di contributi di solidarietà

Se si sommano tutti i periodi, per lo più triennali, durante i quali sono state eseguite le trattenute risulta che i pensionati hanno pagato contributi di solidarietà per oltre 30 anni. Nessun' altra categoria ha pagato un’“imposta” aggiuntiva oltre l’Irpef sui loro redditi così elevata e per così lungo tempo. Un Paese che non riconosce il merito e non dà certezza del diritto.
01 ottobre 2018

La spesa pensionistica, questa sconosciuta

La spesa pensionistica nel 2016 è ammontata a poco più di 200 Miliardi di €, che scendono a 150 al netto delle imposte, a fronte di entrate contributive di oltre 180 Miliardi. Numeri che smentiscono quindi ogni ipotesi di “allarme pensioni'.
01 aprile 2018

Cornuti e Mazziati

Una storia vera (tutta documentabile). Non basta perdere il lavoro, ci pensa il governo a taglieggiarti la pensione usando le regole a piacimento per ridurla e, quando non basta, cambiando le "carte" in tavola. Non c'è rispetto per chi paga le tasse e i contributi al centesimo.
01 ottobre 2018

Noi dirigenti pensionati delusi da Salvini

Sergio Canavero dirigente industria con 44 anni di contributi ha scritto una lettera al Giornale che fa riflettere sulla Certezza del Diritto in Italia.
08 agosto 2018