Il capitale dei talenti che non vogliamo perdere

In un Paese dove ogni anno migliaia di giovani scelgono di partire, la forza di chi resta sta anche nell’impegno dei nostri manager che trasforma la fuga dei talenti in energia per cambiare il Paese

Giovanni Pagnacco

Presidente ALDAI-Federmanager
Il nostro territorio continua a brillare come uno dei motori più vitali dell’innovazione italiana, eppure ogni anno vede partire un numero crescente di giovani qualificati: menti brillanti, energie fresche, futuro allo stato puro. Non è solo una statistica, è una ferita aperta.

Secondo il Rapporto CNEL 2025, tra il 2011 e il 2024 ben 630mila giovani italiani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato il Paese. Di questi, oltre il 42% è laureato, una quota in forte crescita rispetto al passato e, in regioni chiave per la competitività come la Lombardia, la percentuale supera il 50%.

Questa dispersione di capitale umano non è una dinamica marginale: solo nel Nord, il valore economico perso per effetto della fuga dei giovani è stimato in 77 miliardi di euro, e la Lombardia da sola registra una perdita di 28,4 miliardi tra il 2011 e il 2024.

E così, mentre il territorio continua a generare innovazione, competitività e attrattività per gli investimenti, il Paese vede sgretolarsi uno dei suoi pilastri più preziosi: il futuro fatto di giovani che partono non per scelta, ma per necessità. Una ferita, appunto, che continua ad aprirsi ogni anno un po’ di più.

A questo si aggiunge il declino demografico che riduce la base studentesca, la scuola che non prepara la maggioranza degli studenti per l’università e la mobilità internazionale che sottrae talenti formati nel Paese.

L’esodo non è dovuto solo alle opportunità all’estero, ma anche a quel “debito meritocratico” che ancora pesa troppo sulle nostre organizzazioni: percorsi professionali poco trasparenti, mobilità sociale limitata, talenti che non riescono a trovare pieno riconoscimento, spesa pubblica in istruzione e ricerca strutturalmente inferiore a quella degli altri Paesi. In un contesto globale in cui il capitale umano è tutto, questo è un lusso che non possiamo più permetterci.

Occorre una visione a lungo termine, stabilità delle regole, politiche che incentivino equo accesso agli studi, internazionalizzazione, dialogo costante tra Istituzioni, industria, ricerca e università per governare il cambiamento e acquisire la capacità di governare il proprio futuro e non subirlo.

In un Paese dove ogni anno migliaia di giovani qualificati scelgono di partire, la nostra forza sta proprio in ciò che resiste e cresce: la partecipazione autentica di chi ha deciso di restare e agire.

Ogni giorno qui in ALDAI vedo un impegno fatto di passione, competenza e responsabilità, ed è con questa energia collettiva – che può trasformare un’emorragia di talenti in una spinta al cambiamento – che credo profondamente si possa invertire la rotta.
Possiamo essere parte della soluzione
Credo che possiamo contribuire a costruire un ecosistema in cui il merito non sia uno slogan ma una pratica quotidiana.

Credo che possiamo fare in modo che il nostro territorio e l’Italia tornino a essere luoghi in cui valga la pena restare investendo sul proprio futuro e su quello dei propri figli, restituendo alla generazione dei nostri genitori almeno parte di quanto abbiamo ricevuto contribuendo tutti alla sostenibilità del welfare nazionale privato e pubblico.

Perché la risposta alla fuga non è la rassegnazione, ma la costruzione di un ecosistema in cui il merito si pratichi davvero.

Perché se vogliamo realmente garantire la sostenibilità del nostro welfare, della nostra economia e persino della nostra coesione sociale, trattenere le nuove generazioni non è un obiettivo: è una necessità. E trattenere significa attrarre, valorizzare, ascoltare, creare contesti in cui le persone possano realizzarsi e crescere.

Il nostro impegno collettivo acquista pertanto un valore enorme. E sono convinto che, continuando a lavorare insieme con la stessa dedizione, potremo davvero aiutare l’industria italiana non solo a competere, ma a diventare un esempio: un luogo in cui i giovani non partono, ma scelgono di restare.

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