Il principio antropico

Negli ultimi decenni le frontiere della Fisica e della Cosmologia si sono allargate in modo strabiliante. I fondamenti di queste discipline sono stati rivoluzionati alla radice.

Livio Fasiani

Componente del Gruppo Cultura ALDAI-Federmanager

Quanto più si sono scoperte le caratteristiche sia cosmiche sia microscopiche dell’Universo in cui viviamo, tanto più ci si è imbattuti in fatti che, almeno in apparenza, contraddicono il tabù della scienza del Novecento: il principio copernicano e più precisamente di mediocrità.
Qualunque frontiera venga superata, una specie di cospirazione cosmica sembra indicare l’esistenza di un potente orientamento alla vita o, più selettivamente, all'esistenza di osservatori intelligenti.
La quantità di “coincidenze” osservate hanno trovato focalizzazione in modo speciale in tre aree: il valore della costante cosmologica, il problema del “fine-tuning” o coordinamento accurato delle costanti fisiche e marginalmente anche il problema della “rarità” del nostro pianeta Terra. Ma come può l’Universo essere così “speciale”?
Mentre Fisica e Cosmologia registrano al meglio la realtà anche in mancanza di teorie o spiegazioni soddisfacenti, le conseguenze filosofiche non sono trascurabili e sollecitano molti eminenti scienziati a varcare il sottile confine fra le due discipline e a cercare di colmare il gap con l’ausilio almeno parziale della filosofia.
Per primo Brandon Carter, un fisico australiano, ha enunciato il principio antropico, tentativo di analizzare cosa si può dedurre sull’Universo dal semplice fatto che noi esistiamo.
Nella sua versione “forte” il principio antropico così recita: “L’Universo e conseguentemente i parametri da cui dipende, devono essere tali da consentire in qualche fase della evoluzione, l’ emergenza di osservatori”.
Pur non avendo la forza di una teoria scientifica, il principio antropico ed il suo sviluppo hanno portato un fruttuoso dibattito al confine fra filosofia e scienza che ha coinvolto e coinvolge esponenti di entrambe le discipline. 

Il fatto che le caratteristiche dell‘Universo siano molto, anzi, troppo particolari è oggi un fatto acquisito dalla comunità scientifica nel suo complesso. Ormai obsoleta e abbandonata l’ idea di una pura coincidenza (gli scienziati sono allergici alle coincidenze), oggi si confrontano tre posizioni prevalenti: 
  1. esiste una teoria del tutto, ad oggi ignota, che spiegherà perché le cose stanno così. Per ora dobbiamo solo ammettere che il mirabile coordinamento delle variabili cosmiche è sorprendente (Hawking e teoria M);
  2. esiste un meccanismo fisico, forse già intuibile con le teorie attuali sul Multiverso, che fa sì gli Universi siano in numero forse infinito e conseguentemente che noi ci si trovi in base al principio antropico, in un Universo che funziona bene (Tegmark e L’Universo matematico);
  3. esiste un orientamento dell’Universo molto selettivamente favorevole alla emersione della vita, compatibile con l’ ipotesi di un Creatore (Paul Davies e L’enigma Goldilocks).

Trattandosi di dibattiti che vedono coinvolte le menti più acute del pianeta, nulla è banale e anche conclusioni apparentemente paradossali arricchiscono la riflessione. Ci vedremo quindi impegnati e immersi in un avvincente ipotetico dibattito con i più grandi scienziati del nostro tempo.

L'incontro si terrà in ALDAI sala Viscontea  Sergio Zeme - via Larga 31 - Milano
mercoledì 18 aprile 2018 alle ore 17,30

Prenotazioni online - www.aldai.it 
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