Sempre più preparati

Il blackout del 28 aprile evidenzia come il settore dell’energia abbia sempre più bisogno di competenze manageriali altamente qualificate

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Mario Cardoni 

Direttore Generale Federmanager



E buio fu. Il 28 aprile scorso un blackout senza precedenti ha interessato l’intera penisola iberica, e non solo, lasciando senza fornitura elettrica case, aziende, servizi, attività commerciali. Oltre 50 milioni di persone sono rimaste “paralizzate” per lunghissime ore, impossibilitate a compiere le consuete attività quotidiane.

Un evento ad alto impatto anche dal punto di vista mediatico, se pensiamo a quanto possa fare notizia un blackout del genere all’interno di Paesi di primo piano dell’UE. Non parliamo certo della periferia del mondo.

Ma è un evento, soprattutto, che ci obbliga a riflettere, come europei che sono chiamati a interpretare, da capofila, la transizione ecologica e digitale in atto.

E desta preoccupazione il fatto che, dopo diversi giorni, ancora non vi sia chiarezza sulle cause all’origine del blackout.

Non bisogna tuttavia commettere un errore strategico, puntare cioè il dito contro l’una o l’altra tecnologia di produzione energetica, alimentando atteggiamenti faziosi che, la storia ci insegna, si rivelano inevitabilmente improduttivi.

L’energia è un bene indispensabile e, per garantire adeguati approvvigionamenti e stoccaggi, è essenziale che l’intero panorama low carbon sia coinvolto, senza inconsistenti approcci ideologici. Perché all’orizzonte vi è certamente l’obiettivo della sostenibilità, ma eguale dignità devono avere gli obiettivi della resilienza e della crescita.

Il grande blackout del 28 aprile ci insegna che dobbiamo essere pronti, come sistema Paese e come Ue, a rispondere a shock energetici che anche nei prossimi anni potrebbero presentarsi.
Reti energetiche resilienti, smart e concepite per rispondere alle crisi, oltre che a prevenirle, costituiscono l’infrastruttura necessaria per quella costruzione del futuro di cui spesso parliamo. Ciò vuol dire investire in interventi, materiali e immateriali, ad ampia portata, ma anche investire nelle competenze specifiche che un settore complesso come quello energetico richiede.

Nessuna tecnologia può rivelarsi efficace senza la guida di competenze adeguate. Emerge pertanto con forza la necessita che tutte le organizzazioni ad impatto energetico, anche a livello transeuropeo, dispongano di figure professionali fondamentali come gli Energy manager, nei loro diversi ambiti di riferimento.

Figure a cui la nostra Federazione sta dedicando grande attenzione sul piano formativo e informativo. Si tratta di profili manageriali strategici, capaci di garantire che le scelte energetiche siano sostenibili, sicure ed economicamente competitive.

Oggi, ancor più che in passato, l’energia deve essere “managerializzata” cioè, gestita con visione e intelligenza. Non possiamo delegare le scelte a condizioni imposte dalle emergenze, ma abbiamo l’obbligo di intervenire con lungimiranza.

Tratto da Progetto Manager

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