Una nuova stagione per l’acciaio
Per restare una grande economia industriale europea l'Italia deve scegliere quale siderurgia vuole conservare, trasformare e sviluppare
Valter Quercioli
Presidente Federmanager
Il futuro di Acciaierie d’Italia riguarda direttamente l’avvenire industriale ed economico del Paese. Non è soltanto una questione di Taranto – pur decisiva per quel territorio – né riguarda unicamente il settore siderurgico: è una priorità nazionale ed europea.
Per troppo tempo il dibattito pubblico è rimasto imprigionato in una contrapposizione tra produzione industriale e tutela dell’ambiente, quasi fossero due strade alternative. La sfida, invece, consiste nel tenere insieme ciò che non può più essere separato: salute, ambiente, lavoro e capacità produttiva.
È una partita che l’Italia e l’Europa non possono permettersi di perdere, soprattutto in una fase caratterizzata da equilibri geopolitici instabili, politiche commerciali sempre più aggressive e crescente competizione per energia, materie prime e tecnologie.
L’Italia deve decidere quale capacità siderurgica primaria intende preservare e dotarsi degli strumenti necessari per farlo. A Taranto, come negli altri siti coinvolti, occorre realizzare un modello capace di conciliare tutela della salute, decarbonizzazione, autonomia strategica, competitività industriale e prospettive occupazionali.
Valter Quercioli, Presidente Federmanager
Per il futuro di Acciaierie d’Italia serve quindi un progetto industriale ed energetico integrato, sostenibile nel tempo e fondato su una traiettoria tecnologica credibile: capace di utilizzare progressivamente le migliori soluzioni oggi disponibili e di incorporare quelle che nei prossimi anni raggiungeranno la piena maturità industriale.
Un equilibrio così complesso richiede una chiara regia pubblica, a partire dal Governo, e l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti.
I progetti presentati dai soggetti industriali interessati all’acquisizione e al rilancio dell’ex Ilva dovranno quindi essere valutati secondo criteri omogenei, trasparenti e comparabili: capacità produttiva, investimenti, tempi di realizzazione, livelli occupazionali, fabbisogno energetico, approvvigionamenti, tutela della salute e dell’ambiente, risorse pubbliche richieste, contributo all’autonomia strategica nazionale, valutazione e mitigazione dei rischi industriali, sanitari e ambientali.
Ma la qualità del punto di arrivo non basta. Bisogna governare anche il percorso necessario per raggiungerlo.
Occorre scongiurare un vuoto industriale e occupazionale durante la transizione, evitando che la dismissione dell’assetto attuale preceda la concreta disponibilità di quello futuro. La continuità da tutelare riguarda non soltanto lo stabilimento di Taranto, ma anche il downstream, gli altri siti del gruppo, l’indotto, le filiere utilizzatrici, l’occupazione e il patrimonio di competenze tecniche e manageriali costruito nel tempo.
In questo passaggio il management di Acciaierie d’Italia rappresenta un fattore abilitante decisivo. Le professionalità presenti possono garantire continuità operativa, presidiare la sicurezza, governare la complessità della trasformazione e coordinare soggetti, investimenti e tempi differenti.
Per questo Federmanager chiede che tali competenze siano tutelate e pienamente coinvolte nella transizione. Chi è chiamato a gestire impianti strategici in una fase tanto delicata deve inoltre poter operare in un quadro di responsabilità chiare, adeguate coperture assicurative e certezza delle condizioni giuridiche e operative.
La Federazione sta mettendo a disposizione dei tavoli sull’ex Ilva il proprio patrimonio di conoscenze e professionalità, anche attraverso il contributo delle sue Commissioni di settore e di una specifica Delegazione Tecnica, per concorrere alla costruzione di soluzioni industrialmente solide e concretamente realizzabili.
L’Italia non deve limitarsi a gestire il ridimensionamento di un problema. Deve scegliere quale siderurgia vuole conservare, trasformare e sviluppare. Da questa decisione dipendono non soltanto il futuro di Taranto e dell’ex Ilva, ma la capacità del Paese di restare una grande economia industriale europea.
26 settembre 2026
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