Welfare, sanità e previdenza: le proposte per un sistema più equo e sostenibile

L’intervento del Direttore generale Federmanager, Mario Cardoni, al Forum 2026

Nel suo intervento al Forum Federmanager 2026, il Direttore Generale Mario Cardoni ha proposto una riflessione organica sul futuro del welfare italiano sostenendo che il tema non possa essere affrontato esclusivamente come una questione di finanza pubblica. Il welfare, ha affermato, rappresenta uno dei principali patrimoni sociali dell’Occidente e costituisce il risultato di decenni di contributi, sacrifici e scelte politiche. Oggi assorbe oltre 600 miliardi di euro di spesa pubblica, distribuiti principalmente tra sanità, pensioni e assistenza sociale, ma la vera sfida consiste nel garantirne la sostenibilità economica, demografica e sociale senza rinunciare ai principi di equità e solidarietà. 

Il primo tema affrontato riguarda la trasparenza dei conti pubblici. Secondo Cardoni, il dibattito sul welfare è spesso condizionato da dati incompleti o interpretati in modo non omogeneo. In particolare ha richiamato l’attenzione sulla necessità di distinguere chiaramente la spesa previdenziale da quella assistenziale. Oggi, infatti, nel bilancio pubblico le due componenti risultano frequentemente sovrapposte, generando una rappresentazione distorta del costo delle pensioni.
L’esempio più significativo riguarda proprio l’assistenza sociale. Mentre il dibattito pubblico tende a concentrarsi soprattutto sulla spesa pensionistica, l’assistenza supera ormai i 180 miliardi di euro l’anno, valore più che raddoppiato negli ultimi 15 anni, senza che ciò abbia prodotto un miglioramento altrettanto evidente degli indicatori di povertà assoluta e relativa. Da qui la proposta di separare contabilmente previdenza e assistenza, così da valutare con maggiore precisione l’efficacia delle diverse misure e orientare meglio le future politiche pubbliche. 
Ampio spazio è stato dedicato alla sanità, definita uno dei pilastri fondamentali del modello sociale italiano. Cardoni ha ribadito il valore del Servizio Sanitario Nazionale, fondato sul principio costituzionale dell’universalità delle cure, ma ha anche evidenziato come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e le conseguenze della pandemia abbiano reso evidenti limiti organizzativi e tempi di risposta spesso non più adeguati ai bisogni dei cittadini. 

Sul piano economico, il Direttore Generale ha ricordato che nel 2025 la spesa sanitaria pubblica ha raggiunto circa 142 miliardi di euro, pari al 7,1% del PIL, valore inferiore alla media dell’Eurozona (7,9%). A questa si aggiunge una spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dalle famiglie – la cosiddetta out of pocket – pari a circa 50 miliardi di euro, mentre soltanto 5-6 miliardi transitano attraverso i fondi sanitari integrativi. Questo significa che una parte rilevante della spesa sanitaria privata rimane priva di qualsiasi forma di coordinamento o programmazione. 
Mario Cardoni, Direttore Generale Federmanager

Mario Cardoni, Direttore Generale Federmanager

Per Cardoni, la risposta non può limitarsi all’aumento delle risorse finanziarie. 
Occorre invece ripensare il modello assistenziale, investendo maggiormente nella prevenzione, nella medicina territoriale, nella telemedicina e nelle nuove tecnologie. In questa prospettiva, il sistema sanitario pubblico dovrebbe essere affiancato da una componente privata complementare, capace di intervenire quando il servizio pubblico non riesce a garantire prestazioni tempestive. 
Un ruolo centrale viene attribuito ai fondi sanitari contrattuali che Federmanager considera fondamentali perchè basati su valori fondanti quali: l’anti-selezione del rischio, la mutualità e solidarietà intergenerazionale tra chi lavora e chi è in quiescenza, la copertura dell’intero nucleo familiare. 

La seconda parte dell’intervento ha affrontato il tema della previdenza. Cardoni evidenzia come il sistema italiano presenti oggi alcuni elementi positivi: il numero degli occupati ha raggiunto un massimo storico di 24,2 milioni, mentre i pensionati sono poco più di 16 milioni. Tuttavia, il tasso di occupazione resta inferiore alla media europea e quello femminile si ferma al 58%, confermando la necessità di politiche più incisive a favore di giovani e donne. 
Il Direttore Generale ricorda inoltre che il tasso di sostituzione delle pensioni italiane è attualmente intorno al 59%, superiore a quello di Francia e Germania, ma destinato a ridursi progressivamente con l’entrata a regime del sistema contributivo. Proprio per questo Federmanager considera indispensabile rafforzare il secondo pilastro previdenziale, favorendo una più ampia diffusione della previdenza complementare. 
L’automatismo introdotto recentemente per l’adesione ai fondi pensione rappresenta, secondo Cardoni, un primo passo positivo, ma ancora insufficiente rispetto alla portata della sfida demografica. 
Anche sul fronte previdenziale ritorna il tema della trasparenza. La spesa pensionistica, pari a circa 325 miliardi di euro e al 14,4% del PIL, comprende infatti numerose prestazioni di natura assistenziale che non dovrebbero essere attribuite al sistema previdenziale contributivo. Inoltre, le imposte pagate dai pensionati rientrano immediatamente nelle casse dello Stato e riducono il costo effettivo delle pensioni, elemento spesso trascurato nel confronto internazionale. Una rappresentazione più corretta dei dati consentirebbe, secondo Cardoni, di superare una narrazione che identifica automaticamente le pensioni come il principale problema della finanza pubblica. 

L’intervento si conclude con una riflessione sul sistema fiscale. Cardoni osserva che l’85% dell’Irpef è versato da lavoratori dipendenti e pensionati, mentre il 20% dei contribuenti sostiene circa l’80% dell’intera popolazione. Parallelamente, oltre 10 milioni di persone – equivalenti a circa 32 milioni di cittadini considerando i nuclei familiari – beneficiano di forme di assistenza. Una situazione che, a suo giudizio, impone una revisione complessiva del sistema tributario per evitare che il peso fiscale continui a gravare sempre sugli stessi contribuenti. 

Le proposte avanzate da Federmanager sono le seguenti: 
  • contrastare con maggiore efficacia evasione ed economia sommersa; 
  • innalzare a 120.000 euro la soglia di applicazione dell’aliquota Irpef massima, allineandola agli altri Paesi europei; 
  • avviare una riduzione progressiva dell’aliquota marginale verso un livello più equo e confrontabile con altre tipologie di reddito; 
  • separare definitivamente previdenza e assistenza nei conti pubblici; 
  • rafforzare concretamente gli incentivi alla previdenza complementare; 
  • ridurre la pressione fiscale su lavoro e pensioni per tutti;
  • ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, considerato il vero fondamento della sostenibilità del welfare.

Il messaggio conclusivo è che la sostenibilità del welfare non può essere considerata un semplice problema contabile. Per Cardoni rappresenta il principale patto tra generazioni e uno degli elementi che definisce la qualità della democrazia italiana. Garantirne la sostenibilità significa quindi coniugare trasparenza, responsabilità fiscale, innovazione organizzativa ed equità sociale, costruendo un sistema capace di tutelare sia le esigenze delle persone sia la competitività del Paese.


Leggi la versione integrale della relazione del Direttore Generale Federmanager, Mario Cardoni Intervento del Direttore Generale Federmanager al Forum 2026



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