Pensioni oggi e prospettive secondo l’OCSE

Arrivano con il nuovo anno le buone notizie per i pensionati. Dal primo gennaio 2022 le pensioni saranno rivalutate all’1,7%. La rivalutazione prevista si applica, in via provvisoria, in base al tasso d’inflazione dell’anno precedente. Ma la cifra corretta i pensionati la vedranno con il conguaglio relativo alle mensilità dei primi mesi del 2022.

Mino Schianchi

Vicepresidente ALDAI-Federmanager
Buone notizie sulle pensioni anche per un’altra ragione. Perché il meccanismo di perequazione volto a tutelarne il potere d’acquisto, dopo anni di sistemi penalizzanti, finalmente ritorna all’applicazione di rivalutazione a scaglioni, secondo la legge 388/2000, ossia a tre scaglioni (100%, 90% e 75%). Sistema più vantaggioso per i pensionati.  Infatti per pensioni fino a € 2.063 la rivalutazione sarà del 1,7%, da € 2.064 a € 2.578 sarà del 1,53% e oltre € 2.578 sarà del 1,275%.
 
Oltre che sulla perequazione la Legge di Bilancio 2022 è intervenuta anche sulla tassazione IRPEF dei pensionati. Il taglio delle imposte ha riguardato l’aumento a 8.500 € della no tax area e un alleggerimento dell’imposizione fiscale (in base allo scaglione di reddito). 

Miglioramento pensioni

Un altro punto importanti della manovra di finanza pubblica per il 2022 ha riguardato la conferma delle misure di possibilità di anticipo della data di pensionamento: passaggio da Quota 100 a Quota 102; conferma per il 2022 di opzione donna; conferma e l’ampliamento della platea per l’Ape sociale; conferma degli scivoli pensionistici per aziende in ristrutturazione. Passare da quota 100 a Quota 102 è stato un modo per ammorbidire, in maniera non traumatica lo scalone in uscita dal lavoro che altrimenti si sarebbe creato a partire dal 1° gennaio 2022 con la fine di Quota 100.

Criticità del sistema previdenziale

L’OCSE, nel recente report “Pensions at a glance 2021” ha stimato che chi entra nel mercato del lavoro oggi non ne uscirà prima dei 71 anni, mettendo in evidenza che il nostro è un requisito di uscita tra i più alti in Europa.  Questo dipende dai parametri utilizzati nel nostro Paese per determinare l’età della pensione di vecchiaia; parametri che sono collegati alla speranza di vita. Nel report OCSE si ritiene però che formule agevolate dei requisiti di pensionamento come Quota 100 e simili consentono una “scappatoia” e abbassino la media nazionale effettiva di pensionamento a 61,8 anni contro i 63,1 anni della media Ocse. Per gli estensori del rapporto è una situazione che potrebbe permanere ancora diversi anni grazie a Quota 102 e alle altre forme di pensione agevolata anticipata. 

Rispetto a questa obiezione è utile ricordare che l’età effettiva di pensionamento in Italia, nel recente passato, è aumentata in maniera significativa: il suo valore medio era pari a 58 anni nel 1995 ed è diventato pari a 64 anni nel 2020. Tale aumento è stato reso possibile, in larga parte, dall’irrigidimento progressivo delle condizioni normative imposte dalle riforme pensionistiche degli ultimi decenni; per il futuro questo trend è destinato a continuare in quanto il sistema contributivo in vigore renderà sempre più costosa la scelta di anticipare il pensionamento. 

Come viene valutata nel Rapporto OCSE l’entità delle pensioni italiane?

Il reddito dei pensionati italiani si attesta attualmente a livelli che l’Ocse reputa “elevati”, in considerazione del fatto che il reddito medio dei pensionati è simile a quello della popolazione totale. Rilevano anche che durante la crisi Covid le pensioni non sono diminuite e che i lavoratori in Cassa Integrazione hanno continuato a maturarne i diritti.

Nel “Report” citato si osserva anche che, per un dipendente con reddito medio e senza interruzioni del periodo lavorativo, il tasso di sostituzione pensione/retribuzione si attesterà, nei prossimi 50 anni, al 72% contro il tasso medio Ocse del 62%.  Nel rapporto si sottolinea che le future pensioni – a parità di sistema di calcolo applicato oggi – saranno ragionevolmente elevate per i lavoratori con una carriera senza interruzioni ma di molto inferiori per tutti gli altri. In particolare saranno fortemente penalizzate le persone con carriere discontinue o impiegate in professioni autonome. Infatti le aliquote contributive dei lavoratori autonomi sono inferiori di 1/3 rispetto a quelle degli altri lavoratori, pertanto i loro trattamenti pensionistici saranno inferiori del 30% rispetto a quelli dei lavoratori dipendenti. 

La spesa per le pensioni in relazione al PIL, secondo l’Ocse, in Italia è tra le più alte in Europa. Ma c’è da dire però che i numeri utilizzati comprendono tanto i trattamenti assistenziali quanto quelli previdenziali e questi dati condizionano anche le stime future. Su questo tema è intervenuto il Presidente INPS – Pasquale Tridico, durante la riunione di insediamento del nuovo Consiglio Nazionale di Federmanager del 10 dicembre 2021, confermando l'attenzione verso un'operazione che distingua la spesa assistenziale da quella previdenziale nell'ambito della contabilità dell'Istituto: "dividere la spesa assistenziale da quella previdenziale è un obiettivo di trasparenza e razionalizzazione che perseguiamo da tempo. E’ al lavoro anche una Commissione ministeriale per accelerare l'adozione di tutti i meccanismi finalizzati a mettere in evidenza una più decisa separazione fra le due principali voci di spesa dell'Inps".

Verso una prospettiva pensionistica meno penalizzante

La Riforma delle Pensioni rimane un cantiere aperto, nel 2022 l’esecutivo e la sua maggioranza parlamentare saranno chiamati, assieme alle parti sociali, a una ridefinizione più generale del sistema pensionistico e dei criteri che consentono l’uscita per pensionamento. Non si potrà che partire dall’assetto che già oggi è regolamentato dal sistema contributivo. 

Dalle prime dichiarazioni su questo tema, pare di rilevare che il Governo sia molto attento agli obiettivi di contenimento della spesa pensionistica e desideroso di assicurare che il sistema pubblico possa offrire, anche in futuro, trattamenti adeguati e non troppo distanti da quelli realizzati con il sistema retributivo.
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