Quando inflazione e politiche pensionistiche si scontrano

È annunciata per il 2024 la Riforma delle pensioni. A fasi intermittenti, il confronto Governo-Sindacati continua. C’è un tema che si affaccia nel dibattito in corso, è quello relativo al meccanismo di rivalutazione automatico delle pensioni (perequazione). Nel presente articolo cercheremo di individuare quali possano essere i fattori che maggiormente ne potranno influenzare le decisioni finali. E, se e come, i pensionati vi possano prendere parte attiva

Antonio Dentato   

Componente Sezione Pensionati Assidifer - Federmanager


Il meccanismo standard

Il meccanismo di rivalutazione delle pensioni, come noto, è l’espediente tecnico volto a garantire che queste conservino il loro potere d’acquisto nel tempo. Tralasciando, per motivi di spazio, le norme di primo avvio, è l’articolo 34, comma 1 della legge 448/1998 che ne regola l’applicazione. [La legge n. 388/2000, art. 69, fissa le aliquote di rivalutazione: 100% dell’inflazione fino a 4 volte il trattamento minimo (TM), 90% per la quota compresa tra 4 e 5 volte il TM, 75% per la quota superiore a 5 volte il TM].

Criticità e solidarietà del meccanismo di perequazione

Diciamolo subito, con quel meccanismo è stata stabilita una pratica discriminatoria. Perché differenzia il recupero dell’inflazione mediante una progressiva diminuzione della valorizzazione, con l’applicazione di aliquote di indicizzazione al costo della vita decrescenti all’aumentare degli importi della pensione. Un criterio selettivo, dunque, diretto a penalizzare le pensioni medio-alte. 
Meccanismo creato e rimasto imperfetto. E, tuttavia, accettato e condiviso: 
  • perché rappresenta un patto tra lavoratori e Stato con un duplice obiettivo: 
    • proteggere totalmente, anno dopo anno, il potere d'acquisto delle pensioni più modeste; 
    • contribuire, nello stesso tempo, al contenimento della spesa pubblica, differenziando la rivalutazione anche sulla base di criteri redistributivi; 
  • perché rende effettiva la partecipazione dei pensionati con redditi più elevati al progetto di solidarietà economica e sociale improntato ai principi fondamentali contenuti nella Carta Costituzionale.  

I limiti del meccanismo di perequazione

All’accettazione, per le finalità solidaristiche e distributive appena dette, di un meccanismo chiaramente imperfetto e selettivo, non ha corrisposto, nel corso degli anni, il rispetto di quel patto tra lavoratori e Stato raggiunto dopo l’abolizione della “scala mobile”.  All’affidamento nella regola inizialmente fissata e condivisa, ha corrisposto, invece, nel corso degli anni, la “sorpresa”. Quella che i Governi di turno riservano ai pensionati nell’ annuale Legge di Bilancio. Un meccanismo fragile, dunque, consegnato esclusivamente alle variabili delle politiche che i Governi, in successione, intendono attuare nei confronti dei pensionati.  Certo, le variabili sono anche conseguenza delle criticità finanziarie da fronteggiare ogni anno, ma la frequenza degli interventi riduttivi avrebbe dovuto indurre i Governi a qualche ripensamento. È stata la Corte Costituzionale, infine, a spiegare come il frequente ripetersi di misure riduttive delle pensioni “faccia emergere l’esistenza di una debolezza sistemica, difficilmente governabile per il tramite di interventi necessariamente temporanei, per di più operati soltanto sui redditi pensionistici, «ormai consolidati nel loro ammontare, collegati a prestazioni lavorative già rese da cittadini che hanno esaurito la loro vita lavorativa […]» (Sent. n. 116/2013, Sent. 234/2020).  Ma i decisori politici inseguono altre priorità, alla ricerca di “un consenso «popolare diffuso»”. (Cfr. I. Guardiancich e D. Natali, Tra disintermediazione e concertazione: la difficile alternanza del policy making sulle pensioni in Italia, in Stato e mercato, Fascicolo 2, agosto 2019, il Mulino, pp. 272 sgg).  Una fragilità del meccanismo, dunque, che si accentua quando, dinanzi alle difficoltà di recuperare maggiori risorse, piuttosto che allargare la platea dei soggetti passivi, o accentuare misure contro l’evasione fiscale, i Governi attivano, anche nello stesso periodo, altri strumenti di prelievo: i c.d. “contributi di solidarietà” che, sebbene fuori dal perimetro Irpef, come questa operano e con questa s’intrecciano, (Cfr. Corte dei Conti, Rapporto 2014 sul coordinamento della finanza pubblica). 

La tabella in calce evidenzia più di ogni discorso la sequela degli interventi depressivi applicati sulle pensioni   in poco più degli ultimi 20 anni (ma si potrebbe andare anche oltre negli anni passati). Sono elencati: 13 (tredici) provvedimenti, di cui: 7 (sette) per bloccare o modificare in peggio il meccanismo di rivalutazione e 6 (sei) c.d.  contributi di solidarietà. Di questi ultimi ne sarebbero stati imposti almeno altri due se non fossero intervenute valide opposizioni e l’alt della Corte Costituzionale: vedere nota in tabella. 

Inflazione su lungo termine 

Limitiamo, intanto, il discorso al meccanismo automatico. L’aspetto più devastante degli interventi di blocco o delle modifiche peggiorative sta nell’effetto trascinamento. Perché sono misure che non hanno ricadute solo sulle annualità in cui - in concreto - opera il congelamento, ma si trascina a cascata, in maniera strutturale, su tutti gli anni successivi. Un effetto, dunque, che genera perdite con progressione geometrica tanto più rilevanti quanto più gli interventi sono ripetuti in tempi ravvicinati. E, ora, quest’effetto va a confluire nell’altro fenomeno: l’elevata inflazione in atto, che, come segnalano analisi al riguardo, probabilmente, è destinata a provocare un effetto trascinamento prolungato negli anni a venire. Eventi storici testimoniano che l’inflazione mette in moto una dinamica incontrollabile di cui appare difficile prevederne la fine.

Un autorevole insegnamento 

Nel discorso pronunciato l’8 giugno 2023 a Cambridge, nel Massachusetts, dove ha ritirato il premio Miriam Pozen conferitogli dal Golub Center for Finance and Policy del MIT (Massachusetts Institute of Technology), Mario Draghi ha messo in evidenza come nell’attuale contesto storico e politico si intersecano i cambiamenti geopolitici e le dinamiche dell’inflazione.  E, riferendosi ai drammatici eventi degli anni che stiamo vivendo, ha affermato: “La guerra in Ucraina ha contribuito all’aumento delle pressioni inflazionistiche a breve termine, ma è anche probabile che inneschi cambiamenti duraturi che preannunciano un aumento dell’inflazione in futuro”.
Continuando, ha aggiunto: “La lotta contro l’inflazione non è finita e probabilmente richiederà una cauta continuazione della stretta monetaria, sia attraverso tassi di interesse ancora più elevati, sia allungando i tempi di inversione del loro corso”.

L’iniquità dell’inflazione sulle pensioni 

Questa Rivista ha avuto cura di presentare, in due successivi articoli, una significativa analisi sul progressivo impoverimento del ceto medio come conseguenza dell’inflazione. In particolare, ha messo in evidenza che la recente riduzione delle percentuali di recupero dell'inflazione, introdotta con la Legge di Bilancio 2023 ha portato a una rivalutazione del 100% fino a 2.101,52€, ma solo il 32% per pensioni superiori a 5.254 € lordi.   (Per approfondimenti, V. in questa Rivista, settembre 2023, F. Del Vecchio, Abbandonati all’erosione dell’inflazione; e agosto 2022, sempre dello stesso autore L’inflazione è una tassa ingiusta sugli onesti).

Effetti combinati: inflazione e peggioramento del meccanismo di perequazione    

Se si tiene conto dell’effetto, contestuale, delle perdite del potere d’acquisto causate dal fenomeno inflazionistico cumulato e quello dovuto al trascinamento delle perdite dovute al blocco o a modifiche peggiorative del meccanismo automatico di rivalutazione, le perdite del potere d’acquisto delle pensioni crescono e si moltiplicano. E, in questa situazione, i pensionati devono fare i conti con l'aumento dei costi di beni e servizi essenziali come cibo, alloggio, assistenza sanitaria (per molti versi insufficiente quella pubblica), ecc. Intanto i loro assegni sono falcidiati dall’inflazione e dalla manomissione in peggio del sistema di perequazione, i cui effetti proseguiranno vita natural durante del pensionato con ripercussioni su eventuali trattamenti di reversibilità.

La classe degli esclusi

Inflazione e politiche pensionistiche si scontrano ma, infine, sono temi che appartengo a un unico quadro della politica. E, perciò, i pensionati domandano agli operatori della politica interventi che pongano fine alla catena di provvedimenti che continuano a deprimere il potere d’acquisto dei loro trattamenti. Inutilmente. Perché questi pensionati, di cui qui stiamo parlando, appartengono a quella categoria sociale, la classe media, che, tradotta in “reddito dichiarato”, supera la linea fissata a 35mila euro lordi l’anno. “Oltre questo livello di reddito, si è esclusi da tutto.”  È la critica severa di Alberto Brambilla che evidenzia come questa parte degli italiani, “ormai ridottasi, sotto il profilo elettorale non interessa a nessuno: sono solo cittadini da “spremere” quando serve”. […] “La dimostrazione plastica la si ricava dall'indicizzazione delle pensioni all’inflazione che ha massacrato, ma ciò accade da tempo, le pensioni della classe media”. (Cfr. A. Brambilla, Senza classe media non c'è futuro, Itinerari Previdenziali, Il Punto”, 27/2/2023).
Contro i frequenti provvedimenti riduttivi del meccanismo di rivalutazione automatica, con il sostegno delle proprie Rappresentanze, almeno una parte di pensionati della classe media, ha sempre messo in campo ricorsi giudiziari e interventi sui tavoli del Governo riuscendo, in molti casi, a limare le perdite. Ma il richiamo citato sopra ha una estensione più generale quando aggiunge: “Un Paese senza una classe media rappresentata politicamente non ha futuro, anzi è il terreno di coltura degli “estremismi, nazionalismi, populismi, e così via” (Id).

Non è un declino irreversibile  

A fronte di tanti attacchi, forse è giunto il momento, per la classe media (e, quindi, al suo interno, anche per la classe media dei pensionati) di intervenire nelle iniziative politiche e sindacali. 
Anche a proposito del confronto in atto sulla Riforma della pensione, come dicevamo all’inizio, i pensionati possono trovare occasioni di partecipazione per arricchirla delle loro esperienze e sollecitare misure di tutela dei redditi che siano quelli dei lavoratori in attività o in pensione. Partecipazione tanto più necessaria se si tiene conto che, nel frattempo, si sta mettendo in moto anche la delega relativa alla Riforma fiscale che prevede una fiscalità orizzontale che coinvolge i redditi di lavoro dipendente e i redditi di pensione (attenzione a scaglioni,  aliquote, esenzioni, detrazioni).  
Tutti esempi, solo a titolo indicativo. Ma per dire, in primo luogo, che una  ripresa di ruolo della classe media, e al suo interno quello dei pensionati, non può prescindere da alleanze con altre categorie sociali, perché le sfide che occorre affrontare richiedono un approccio ampio e inclusivo, come spiegano gli esperti di economia e della politica.
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