Se per tagliare le pensioni 20 anni non bastano

Una durissima presa di posizione del Presidente CIDA Giorgio Ambrogioni sul proposito del Governo di inserire nella manovra di bilancio triennale un contributo di solidarietà a carico dei pensionati.

Antonio Dentato 

Componente Sezione Pensionati Assidifer-Federmanager
Niente più ricalcolo contributivo. L’ultima opzione è il “buon collaudato” contributo di solidarietà che, nella manovra di bilancio 2019, sarà inserito come emendamento nell’iter di passaggio al Senato. Ovviamente, un prelievo sempre sulle solite pensioni. Su quelle stesse che hanno già subito il blocco e l’applicazione di sistemi penalizzanti della perequazione. Che cosa sappiamo mentre scriviamo questo articolo? 
Sappiamo che dopo i due ultimi contributi finiti di pagare nel 2016 e 2017, ecco che si procede ad applicare il terzo. Le notizie che circolano sono molteplici. Riprendiamo quelle che ci appaiono più accreditate. Sembra che, escluse le pensioni attribuite con il sistema contributivo, i prelievi saranno effettuati, per cinque anni, solo sulle pensioni attribuite con il sistema retributivo con le aliquote indicate nella tabella.
I risparmi ipotizzati sarebbero tra i 200 e 300 milioni all’anno. 
La gestione dei contributi dovrebbe essere realizzata dall'Inps con un contenitore denominato “Fondo risparmio sui trattamenti pensionistici elevati” destinato a garantire sostegno economico in favore delle particolari categorie di soggetti da individuare con un decreto d’intesa fra Ministero del Lavoro e dell’Economia. L’obiettivo sarebbe quello di finanziare il reddito di cittadinanza.

La staffetta

È una sorta di corsa a staffetta: un governo dice “hop” e passa il testimone a quello successivo.  E ora l’ultimo frazionista non si può fermare. Deve continuare a correre ed essere ancora più veloce e bravo di quelli precedenti. Deve mettercela tutta. Perché questa volta l’ultimo tratto è ad ostacoli/rischio. Il Governo non solo dovrà confrontarsi con grossi ostacoli, interni ed esterni alla propria maggioranza, ma dovrà anche tenere conto di regole, passaggi stretti e controlli dai quali non è facile sfuggire.
Le nostre Rappresentanze valuteranno se e quali iniziative sia opportuno intraprendere in rapporto ad un tale provvedimento. Il Presidente CIDA nel comunicato del 3 dicembre le ha già preannunciate.

Proposte di riflessione

Pur nei nostri limiti, riteniamo che il provvedimento presenti enormi criticità e difetti.
  1. È chiara la strategia diretta a spaccare la categoria sul piano di una netta discriminazione: da una parte i pensionati buoni i cui trattamenti sono stati attribuiti con il sistema contributivo; dall’altra i pensionati cattivi, più vecchi, i cui trattamenti furono attribuiti con il sistema retributivo. Una discriminazione brutale sul piano politico. Alimentata da una studiata narrazione: i tagli sono giustificati come correttivi solidaristici e di equità sociale, a carico di soggetti che vivono in ambiti privilegiati, e sono fruitori di “pensioni d’oro”. (V. Relazione illustrativa Progetto di Legge n.1071).
  2. Non sembra che il nuovo contributo rispetti gli orientamenti della Corte Costituzionale al riguardo: vedi le Pronunce della Corte Costituzionale: Ordinanze n. 22/2003, n. 160/2007, sentenza n.173/2016). Ci riferiamo in particolare alle questioni che seguono: 
  • 2.1. La discriminazione.  Le disposizioni che riducono i trattamenti pensionistici (“contributo di solidarietà”, sospensione e meccanismo penalizzante della perequazione) finiscono per incidere sempre su una ristretta platea di destinatari. Ci fermiamo agli ultimi anni. La circostanza è stata più volte messa in evidenza anche dai giudici ordinari e contabili con richiamo agli articoli della Costituzione. Nel promuovere il giudizio della Corte, a seguito di ricorsi presentati contro provvedimenti riduttivi delle pensioni, essi si sono riferiti all’art. 3 della Costituzione, dove è detto che “Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, senza distinzione […….]  di condizioni personali e sociali". (Vedi in particolare, Ordinanze di rimessione di cui alle sentenze Cost. nn. 70/2015, 173/2016, 250/2017). Forse è giunto il momento perché la “non discriminazione”, in relazione alle “condizioni personali e sociali” assuma il necessario rilievo quando si intendono adottare ulteriori misure restrittive a carico di “contribuenti palesi, individuabili in elenchi disponibili nell’anagrafe tributaria o nelle banche dati dell’INPS”. (Vedi in questa Rivista Franco Del Vecchio, Non per equità ma per cassa).  La “condizione personale e sociale” non può essere interpretata in senso negativo. Vale a dire alimentando pregiudizi strutturali verso gruppi minoritari della società, addossando loro come colpa il fatto di essere riusciti a crearsi una vita dignitosa per la vecchiaia, dopo anni di fatica e impegno sociale, e dopo aver pagato imposte e versato alti contributi previdenziali, come prescritto dalla legge. Per dirla in altri termini, non può essere il fatto di percepire assegni pensionistici superiori a 90 mila euro lordi annui la “condizione personale e sociale” per cui queste persone debbano essere assoggettate ad una “tassazione” supplementare rispetto agli altri cittadini aventi condizioni di reddito equivalenti.  Al riguardo riteniamo che la politica, prima del giudice, abbia il dovere di svolgere qualche riflessione al riguardo e fare scelte che rompano con interpretazioni preconcette e distorsive del principio costituzionale.
  • 2.2. Il “contributo” come misura eccezionale. Non può non tenersi conto del fatto che la Corte Costituzionale ha legittimato l’applicazione dei contributi di solidarietà sempre che siano misure del tutto eccezionali, nel senso che non siano ripetitive e non si traducano “in un meccanismo di alimentazione del sistema di previdenza”. Tenuto conto del fatto che dal 2012 vengono imposti contributi di solidarietà, in via continuativa (con la sola interruzione nel 2018) sullo stesso gruppo di pensionati, il nuovo che si vuole applicare appare in totale contraddizione con  la giurisprudenza costituzionale al riguardo.
  • 2.3. La solidarietà all’interno del circuito previdenziale. L’orientamento della giurisprudenza costituzionale è nel senso che il “contributo” sia trattenuto dalle gestioni previdenziali, al fine di realizzare un circuito di solidarietà al loro interno. Vale a dire in favore di altri pensionati. Da quello che si sa dai mezzi di informazione sembra che il contributo “pur gestito dall’INPS” abbia come obiettivo il reddito di cittadinanza finalizzato all’occupazione. Strumento delle politiche attive del lavoro diverse dalle politiche previdenziali.  

Conclusioni

Periodicamente le pensioni sono state oggetto di provvedimenti riduttivi. Erano gli ultimi anni del secolo scorso quando hanno cominciato ad intensificarsi (Vedi Art.34 legge n. 448/1998, modifica al sistema di perequazione e successivo Art. 69 Legge n. 388/2000). E in coincidenza con gli anni della crisi (fra un po’ saranno trascorsi 10 anni) modifiche al meccanismo di perequazione e contributi di solidarietà si sono moltiplicati e sovrapposti fra loro. (Vedi Figura). Il sacrificio economico imposto ai pensionati, soprattutto ad una minoranza, ha potuto giovare solo in misura modesta alle innumerevoli e crescenti esigenze di sostegno al bilancio pubblico o previdenziale. Non risulta che altre categorie sociali abbiano contribuito nella stessa misura alle numerose occorrenze. 
C’è un tempo in cui finiranno le pensioni provenienti dal sistema retributivo o misto. Per ineludibili leggi naturali relative ai titolari (auguriamo lunga vita a tutti!), si riduce negli anni la quota di quelli che superano l’infamante soglia pensionistica dei 90mila euro lordi, e non ci sarà più “terreno” su cui rastrellare continuamente risorse.  Converrebbe, allora, abbandonare il rito istituzionale della “staffetta” con ricorrenti prelievi, variamente denominati, e introdurre un insegnamento che valga anche per i futuri governi. Facendo prova anche di nuova fantasia al potere. Un nuovo insegnamento, dunque, da praticare fin d’ora.
Si possono rispettare i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale, in particole quello della non discriminazione, alimentata da pregiudizi strutturali verso un gruppo minoritario della società, si può evitare di offendere la dignità dei cittadini, anche se sono una minoranza e sono pensionati; e si possono finanche trovare le risorse necessarie a fronteggiare le esigenze delle pubbliche finanze. (Non ci addentriamo qui sulla condivisione o meno degli obiettivi assistenziali o di occupazione che si vogliono raggiungere). Ci permettiamo soltanto segnalare che si può superare l’irragionevole limitazione della platea dei soggetti passivi e chiamare a raccolta tutti i redditi equivalenti, di qualsiasi provenienza, compresi quelli pensionistici, che superano un livello definito. E su tutti i redditi applicare aliquote di prelievo non eccessive e che rispettino il principio di proporzionalità, rispettando così anche l’indirizzo della giurisprudenza costituzionale (Cfr. Sent, Cost, n.173/2016). C’è una buona notizia: sembra che la cosa si possa fare. Ci vuole solo un po’ di coraggio.
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