La forza della comunicazione per una nuova politica pensionistica

“Se si ritiene che una discesa in piazza non sia opportuna, pensiamo magari ad altre forme di comunicazione che possano raggiungere un pubblico più vasto…”

Antonio Dentato   

Componente Sezione Pensionati Assidifer - Federmanager
L’articolo Far cassa con le pensioni impoverisce il Paese di Francesca Fiorentino, pubblicato su questa Rivista, è una sintesi delle molte cose che non vanno bene nel nostro Paese e sulle quali la politica dovrebbe mettere mano con maggiore attenzione. 

L’articolo prende le mosse dalla diminuzione del potere d'acquisto che investe i redditi da lavoro. In particolare: “I dirigenti pensionati hanno perso il 10% del potere d’acquisto negli ultimi due anni e le pensioni sono dimezzate negli ultimi 30”.

Per l’impatto che i provvedimenti riduttivi determinano sull’economia e sul benessere sociale, l’articolo chiama a un’attenta riflessione su misure in grado di porvi rimedio. Con riguardo più specifico  a questioni di grande rilievo, quali: 
  • occupazione e delocalizzazioni delle imprese;
  • lotta all'evasione fiscale; 
  • recupero di eventuali crediti non versati da Enti pubblici; 
  • previdenza integrativa; 
  • adeguamento dell'età pensionabile alla vita media, incoraggiando le imprese private a sostenere l'occupazione degli over 55 attraverso incentivi fiscali finanziati dalla lotta all'evasione; 
  • impianto  di  un sistema pensionistico inclusivo e sostenibile, che assicuri un futuro equo per le generazioni a venire. 
(Per ulteriori approfondimenti su questi argomenti, v. anche il recente volume: “Il buon lavoro. Benessere e cura delle persone nelle imprese italiane” di Stefano Cuzzilla e Manuela Perrone, LUISS, dic. 2023).  

Che le richieste avanzate dalle Organizzazioni Rappresentative dei pensionati siano prese in considerazione e trovino positivo accoglimento è l’auspicio formulato nell’articolo. Ma l’erogazione delle pensioni è circondata da numerosi condizionamenti, e limiti sempre più stringenti riguardano le norme disposte a protezione del loro valore rispetto all’inflazione. “Purtroppo il 2024 vedrà le nostre pensioni ancora una volta prive di un dignitoso adeguamento e recupero dell’inflazione che ci sta impoverendo, nonostante i risparmi di una vita”. E, pertanto, conclude l’autrice, occorre passare “Dalle parole ai fatti”. 

Il confronto politico e le iniziative concrete  

Premessa la condivisione dell’esigenza di affrontare con il massimo impegno politico gli argomenti sopra elencati, di seguito intendiamo soffermarci soprattutto sulle questioni che riguardano i pensionati della classe media, i cui trattamenti, ormai da decenni, sono falcidiati con provvedimenti penalizzanti e discriminatori. Questioni da portare in pubbliche manifestazioni? “Se – per riprendere l’articolo da cui è partito l’input per il presente scritto - si ritiene che una discesa in piazza non sia opportuna, pensiamo magari ad altre forme di comunicazione…” si può pensare a un “piano alternativo a quello finora seguito”.  Un piano che sia in grado di sensibilizzare anche la politica affinché tenga conto delle buone ragioni che stanno dalla parte dei pensionati quando reclamano più equità nella trattazione delle misure pensionistiche.  

Una categoria sociale sotto attacco

E qui, per le finalità descritte, occorre selezionare e rendere evidenti le cause che fanno dei pensionati una categoria sociale pressoché senza protezioni, continuamente sotto attacco. 
  1. In effetti, ai trattamenti dei pensionati sono applicate normative e condizioni di erogazione facilmente modificabili. La legge che regola l’erogazione delle pensioni, come anche quella che regola la loro protezione dall’inflazione, sono leggi ordinarie. Possono essere cambiate secondo le sensibilità e i programmi delle forze che si alternano alla guida del Paese. Per lo più, le regole fondamentali sono oggetto di discussione e intese con le parti sociali. Ma gli effetti positivi o negativi delle Riforme adottate si faranno sentire, poi, sul lungo termine. Ne sanno qualcosa quelli che da lavoratori e poi da pensionati ne hanno subite più di una. Quanto al meccanismo di tutela contro l’inflazione, le discriminazioni corrono sul filo delle norme che si susseguono da oltre 20 anni. Si è visto: ormai solo le pensioni fino a 4 volte il minimo INPS (poco più di 2.500€ mensili) trovano protezione piena contro l’inflazione, e quindi al 100%. Dopo tale soglia le percentuali di valorizzazione costituiscono la variabile, sempre più riduttiva, inserita nella legge di bilancio, anno dopo anno. 
  2. I ricorsi in sede giurisdizionale costituiscono l’unico strumento utilizzabile dai pensionati per far valere le loro ragioni. Va tenuto conto però dell’incertezza nell’esito di queste iniziative: ricorsi pilota sostenuti per lo più dalle Organizzazioni cui i ricorrenti sono iscritti. Nella Documentazione parlamentare del 5 luglio 2022 leggiamo che, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, la Corte costituzionale ha fornito il proprio contributo per invertire le spinte espansionistiche insite nel sistema pensionistico, valorizzando il principio del bilanciamento complessivo degli interessi costituzionali nel quadro delle compatibilità economiche e finanziarie. Per parte nostra, riteniamo che a fronteggiare le ricorrenti crisi economiche e finanziarie occorrerebbe la partecipazione dell’intera collettività, secondo le regole di capacità contributiva e progressività prescritte dall’articolo 53 della Costituzione. Ma i sacrifici sono imposti soprattutto ai percettori di redditi fissi e, tra questi, in primo luogo, i pensionati. Operazione facile, senza particolari rischi di resistenza.  In pratica, riduzioni e prelievi sono eseguiti non in ragione dell’ammontare del reddito ma con riferimento alla fonte di provenienza. Appunto: la pensione.
  3. Né la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU – Strasburgo), si discosta da questa linea. Nel bilanciamento degli interessi tra finanza pubblica e diritti del pensionato restano prevalenti i primi.   
  4. I pensionati sono esclusi da qualsiasi forma di contrattazione e non hanno strumenti per attuare una qualche forma di opposizione democratica (ad es. sciopero). 
  5. E sono quasi zittiti dalle campagne che, ad arte, hanno additato i pensionati come dei privilegiati. Con puntuale lucidità lo spiega un esperto di questioni pensionistiche, Giuliano Cazzola: “la caccia al pensionato benestante è diventata prassi talmente diffusa e ripetuta che neppure i soggetti colpiti dai tagli (ripetuti in vario modo tutti gli anni) si azzardano nemmeno a protestare per timore di essere zittiti e vilipesi, sottoposti al comune ludibrio per aver osato difendere un privilegio”. (V. L’equilibrio fragile delle pensioni in bilancio secondo Cazzola, Giuliano Cazzola, “Formiche”, 01/10/2023). 
  6. In genere, misure riduttive del valore delle pensioni e continui prelievi vengono giustificati come esigenza di reperire risorse per migliorare le pensioni più modeste.  In realtà queste risorse, per gran parte, “riguardano i pensionandi, cioè coloro che devono ancora andare in quiescenza e che incontrano nella politica e nei sindacati tanti difensori”. Per finanziare la spesa dei prepensionamenti, quindi, spiega Cazzola (cit.), “l’universo delle persone già pensionate è divenuto – da più di vent’anni a questa parte sia pure con interventi di ampiezza diversa – una fonte di entrate sicure, significative e durature”. L’effetto trascinamento delle perdite è stato più volte descritto in questa Rivista. 
  7. I continui provvedimenti coi quali si riduce il potere d’acquisto delle pensioni vengono giustificati anche dal fatto che la relativa spesa è insostenibile. Giustificazione non veritiera. È vero invece, come spiegano gli esperti, che occorre trovare coerenza tra età di pensionamento ed evoluzione demografica; occorrono politiche che siano in grado di gestire la più grande transizione demografica di sempre (Cfr. Mara Guarino, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali Il punto 16/1/2024).
  8. E, da subito, occorre introdurre trasparenza nel bilancio INPS: “Separare previdenza e assistenza per un welfare più sostenibile”. È uno dei dati principali che emerge dall’undicesimo rapporto di Itinerari Previdenziali (Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano) presentato il 16 gennaio scorso alla Camera dei deputati. In linea con le precedenti pubblicazioni, viene suggerita una corretta separazione tra previdenza e assistenza e, quindi, una razionalizzazione della spesa assistenziale. Va tenuto conto che nel calderone pensioni, l’Istat inserisce una serie di uscite che non sono pensioni. “E’ questa mancanza di trasparenza – spiega il Rapporto citato - che fa mettere sotto accusa il nostro sistema pensionistico anche da parte dell’UE e dell’OCSE”.  
  9. In assenza di chiarezza, l’operazione più facile per reperire risorse è quella di andarle a prendere dove si incontrano minori restanze: i pensionati che, come detto, non hanno modo di far valere le loro ragioni. E, così, continuano le incursioni contro i pensionati, quelli appartenenti a quel ceto medio con redditi superiori a 35mila euro, circa 5 milioni, che “da soli versano il 60% di tutta l'IRPEF ma, pur sostenendo il peso del nostro welfare, sono spesso penalizzati da provvedimenti iniqui, come quello sulla rivalutazione pensionistica, o esclusi da bonus e agevolazioni”. (V. Alberto Brambilla Il punto, Itinerari previdenziali, 27/2/2023). La confusione tra spesa pensionistica e spesa previdenziale continua, con la conseguenza di un progressivo stravolgimento del sistema. 
  10. In sintesi, molti limiti alle iniziative in difesa dei redditi dei pensionati: leggi pensionistiche ordinarie soggette a facili interventi modificativi in peggio; mancanza di trasparenza tra  la spesa pensionistica e quella assistenziale; ricorsi dall’esito incerto; impraticabilità di strumenti di opposizione democratica; clima di ostilità creato ad arte contro una categoria sociale additata come “privilegiata”;  difficoltà  organizzative  di  manifestazioni che diano visibilità a  forme di protesta. 

Conclusioni

Per la tutela dell’integrità delle pensioni è di primaria importanza, dunque, il dialogo che le nostre Rappresentanze intraprendono sui tavoli della politica. E i pensionati hanno il dovere di sostenerlo. Non possono limitare il loro impegno alla sola iscrizione all’Organizzazione. Non basta. I condizionamenti, le difficoltà, i limiti sopra elencati non possono costituire, d’altra parte, buoni motivi perché i pensionati si sentano esonerati da ogni ulteriore impegno a difesa dei loro interessi. 

C’è ancora molto da fare. E, in effetti, vi sono altre forme moderne per far sentire la voce dei pensionati. In particolare, ad esempio sottoscrivere - e sollecitare tanti colleghi (compresi familiari e amici) a fare altrettanto - la petizione Salviamo il ceto medio lanciata da CIDA tramite change.org. Anche il numero è importante. Purtroppo, la partecipazione a talkshow non sempre ha portato gli esiti attesi. Anzi…

Ma ci sono dati e informazioni che Federmanager e CIDA diffondono con i diversi strumenti di comunicazione. Sono analisi, studi, approfondimenti sulle criticità segnalate. E questi offrono spunti per ulteriori diffusioni fra i tanti colleghi che utilizzano i canali social.  Per molti pensionati che sanno utilizzarli, sono strumenti che possono costituire base di ulteriore divulgazione; possono rendere una comunicazione diffusa; una comunicazione mediante tecnologie moderne che può essere ripetuta più e più volte. In maniera capillare.  
Le nuove modalità di comunicazione possono raggiungere un pubblico più vasto; possono diventare argomenti di opinione pubblica e, così, per questa via, recuperare anche un nuovo atteggiamento della politica verso i pensionati. Sempre che, ovviamente, le nuove forme di comunicazione siano utilizzate con accortezza e misura, per evitare esiti controproducenti.

E se, infine, come conclude l’articolo preso a riferimento, tutto questo “non servirà a recuperare il potere d’acquisto, favorirà almeno un clima culturale che superi i luoghi comuni e le sterili competizioni generazionali, preparando il terreno per un maggiore “ascolto” futuro da parte della politica. Non si tratta di interessi corporativi ma di sostenibilità degli sforzi richiesti per il futuro del Paese”.

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