I manager e l’altra intelligenza

Sul cambiamento che sta attraversando la società nel nostro paese, ed in tutto il mondo, non ci sono più dubbi. La tecnologia galoppa, la voglia della digitalizzazione è ormai inarrestabile. Perché non si sa, ma è così. I giovani vivono ormai con lo smartphone nella mano, tutti i giorni si ricevono annunci su ciò che prima si poteva fare manualmente o con un livello moderato di automazione e che ore va fatto in modo automatico e, naturalmente, tramite computer esclusivamente. I cittadini di qualunque età devono ricordare una marea di password e devono preoccuparsi di tantissimi hacker residenti in tutto il mondo pronti a rubare dati, immettere dati falsi, utilizzare la presenza di ciascuno nei social per diffondere notizie, falsificare informazioni, cercare di truffare tutti in tanti modi possibili.

Gianni di Quattro 

Socio ALDAI - Federmanager
Le aziende si devono digitalizzare e cioè non solo devono rifare tutti i processi di automazione faticosamente e con tanti investimenti fatti nel passato, ma devono collegare ogni elemento dell’azienda con la rete, con portali che forniscono dati, con algoritmi vari che possono determinare come creare un canale di vendita, quale strategia aziendale implementare, come cercare un cliente ed accettare un contratto, cosa e come e quando comprare, quale alleanza fare e perché e come impostare il bilancio. E poi come capire il mercato, chi assumere e dove andare.
L’intelligenza artificiale pare destinata a dominare la vita di tutti, dei cittadini e delle aziende, degli Stati e dei rivoluzionari. Il mondo del futuro secondo queste proiezioni dovrebbe essere fatto da tanti cittadini esecutori che lavorano poco e comodamente, schiacciano tasti solo quando richiesto, si godono la vita magari giocando con gli smartphone e con altre macchine certamente collegate che sanno quando uno vuole e deve giocare, quando deve smettere e quando può ricominciare.
Pochi grandi protagonisti che gestiscono le reti e il software, implementano l’intelligenza artificiale, guadagnano e comprano, fanno beneficenza e investono allo scopo di fare diventare il mondo sempre più digitalizzato, sempre più nelle mani dell’intelligenza artificiale che non ha emozioni, non ha sentimenti, non ha saggezza, ma razionalità tutta razionalità e solo razionalità.
Dove andrà il mondo per questa strada? Nessuno lo può dire e il rischio è che il fanatismo delle imprese protagoniste delle reti e del software insieme alla loro voglia di potere può togliere all’uomo la voglia di capire, di immaginare, di sognare e di vivere infilandolo in un canale dove se rispettano le regole non compaiono spigoli e può andare avanti senza scosse. Forse l’unico sogno che si rafforzerà sarà la religione perché permetterà di immaginare un mondo diverso, libero, senza vincoli e con la costruzione di sentimenti ed emozioni mai provate o comunque dimenticate.
In altri termini, il mondo degli umani sarà regolato, uniforme, comodo, guidato e molto religioso osservante perché la religione sarà il vero spazio della fantasia.
E in questo contesto il ruolo dei manager? I manager avranno grandi responsabilità in questo nuovo mondo. Infatti, loro sanno impostare una linea di produzione, amministrare una impresa piccola o grande, capire il mercato, guidare uomini ed hanno l’esperienza per fare tutto questo con professionalità ed equilibrio. Sono gli unici quindi che hanno la professionalità per guidare qualsiasi cosa a cominciare dal paese, perché la politica non avrà più visione (già ora si avvertono chiaramente i sintomi) e sarà suggerita (forse meglio dire dettata) dall’intelligenza artificiale.
In questo contesto i manager rappresentano la vera cinghia di trasmissione tra il vecchio e il nuovo, la scala mobile verso il futuro, sono la vera risorsa del paese e soprattutto l’altra intelligenza. Quella che si contrappone a quella artificiale.
Ma il compito più importante dell’altra intelligenza e cioè dei manager sarà quello di opporsi alla totale disumanizzazione della vita dell’uomo, di costituire resistenze alla cancellazione del libero arbitrio affidato solo ad algoritmi, avamposti di nuove forme di civiltà che certamente il mondo dovrà tornare a conoscere.

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