Proviamo a contarci….Il Comitato Pensionati ALDAI non intende demordere!

È sempre una buona occasione ricordare come lo scopo essenziale che caratterizza il compito del Comitato Pensionati ALDAI-Federmanager è quello di mantenere una costante osservazione su quanto possa riguardare le esistenze, le attese e quindi anche i bisogni dei numerosi colleghi appartenenti alla condizione che da tempo preferiamo definire “senior”.

Mario Giambone

Presidente Comitato Pensionati ALDAI-Federmanager
Va considerato che nell’ambito ALDAI, ad oggi siamo circa diecimila soggetti, riferendoci al solo comparto dei colleghi aderenti a Federmanager, non considerando quindi l’alto numero di chi, invece, pur avendo svolto il proprio ruolo attivo con la qualifica dirigenziale, non ritiene di aderire all’unica organizzazione rappresentativa di categoria, incrementandone la consistenza e indebolendo in pratica il fronte che potremmo meglio rappresentare. Siamo all’inizio di un nuovo anno nel quale i propositi perseguiti negli anni precedenti, in materia di “previdenza”, non vanno dismessi per non aver visto riconosciuto, pienamente, quanto tentato di attuare sostenendo una “rincorsa” tesa ad ottenere un riconoscimento, ritenuto doveroso, e rivendicare soprattutto la certezza del Diritto.
Le azioni intraprese sono state numerose e svolte con assidua determinazione, i risultati sperati non si sono realizzati, ma restano in corso anche alcune azioni giudiziarie, promosse in diverse sedi, i cui sviluppi saranno da attendere. Ricordiamo che sono attualmente in atto alcuni “ricorsi pilota” avversi a quanto non rispettato in materia di legittimità costituzionale a garanzia dei principi di: ragionevolezza, adeguatezza, affidamento, come osservato dalla Corte dei Conti Friuli Venezia Giulia lo scorso ottobre, e come ci si augura possa essere favorevole una conseguente pronuncia della Consulta…
Per il momento come consolazione, dobbiamo considerare come esito positivo, quello di aver  anche evitato il “peggio”, a seguito di una coesa azione diplomatica,  svolta in modo compatto da chi ci rappresenta nella “dialettica politica” a livello nazionale. A noi che operiamo nel contesto territoriale, spetta il compito di mantenerci uniti e non far venir meno il senso di appartenenza, essenziale “collante” per chi ha il compito della rappresentanza di un insieme di soggetti pienamente partecipi alle sorti del Paese.
Siamo consci che la perdurante crisi ostacola quella che dovrebbe essere l’unica cura efficace per una significativa e duratura ripresa, indispensabile a mettere in moto l’insieme produttivo che consenta una più ampia e diffusa occupazione. Non solo per dare risposte alle attese soprattutto dei giovani, ma anche per normalizzare un sistema che trovi equilibrio e stabilità attraverso l’inserimento di nuovi soggetti nel mondo del lavoro, indispensabile per rendere maggiormente competitivo il circuito previdenziale la cui stabilità ed equilibrio – questo non va tralasciato – sono fondati su di un sistema a ripartizione. Quello che viene erogato deve essere alimentato dai contributi di chi versa, e cioè di chi lavora, mentre altra questione può e deve riguardare l’Assistenza, senza confonderla con la Previdenza: da tempo si rivendica il chiarimento tra l’una e l’altra! Nel nostro sistema, tuttavia, si sono succedute numerose iniziative correttive finalizzate al sostegno della stabilità auspicata ma che, evidentemente, non hanno previsto il mutamento sociale, i cui effetti sono derivati dai grandi cambiamenti avvenuti. Si consideri il positivo allungamento della vita media,  benemeritamente attribuita anche al progresso farmaceutico, allo stile di vita, ad una adeguata e migliore alimentazione, a un più affidabile e costante sistema sanitario, a più attenzione alle conseguenze dei lavori usuranti e… non ultimo, la mancanza di episodi bellici che, fortunatamente specie nell’area europea, da settanta anni non si sono più verificati.
La Previdenza, la cui nascita risale a decenni passati, costituisce un principio, non solo di natura numeraria, un modello civile e culturale, espressione di sofisticati valori sociali propri di Paesi evoluti: regolari contributi devoluti alla previdenza, versati da imprese e dirigenti in funzione di un “patto sociale” che garantisce, al termine dell’attività lavorativa, un successivo periodo nel quale poter contare su un sostegno economico, per l’ultima fase della propria esistenza, giustamente considerata quale ”retribuzione differita”. È avvenuta una mutazione del contesto sociale, ovviamente legato a quello operativo, dove nuove figure non hanno potuto mantenere una stabile occupazione e quindi la possibilità di alimentare il “flusso”, il che non ha mancato di alterarne il paradigma. Se la marcia del “convoglio” si arresta e chi segue non riesce ad adeguare il passo, non si mantiene il ritmo programmato con le conseguenze che ne derivano; se poi si aggiunge una flebile partecipazione anche da chi dovrebbe rispettare i presupposti alla base dell’“accordo” (si consideri l’entità del “sommerso”) salta il “banco”, con i prevedibili effetti sul patto sociale. Da quanto risulta poi, ad ottemperare al sostegno dell’erario, manca una grossa quota di “evasione” che impedisce di sostenere la necessità del fabbisogno: come poter mirare a un sostegno sociale di tipo avanzato e, a maggior ragione, come possibile mantenere ancora mescolata la Previdenza con l’Assistenza? 
Temi che sono tenuti nella debita attenzione anche all’interno della nostra rappresentanza nazionale, per i quali ci sentiamo ben sostenuti; a noi, qui, spetta il compito di mantenere il “gruppo” coeso e sentirci accomunati da un vincolo di solidarietà, da rinforzare anche con le altre realtà che operano a livello regionale.
La nostra è un’Associazione alla quale vale la pena non far mancare l’appartenenza, senza distinzione tra il “voi e il noi”, da tempo raccomandiamo una più assidua partecipazione alle sorti del nostro sodalizio. Nello scorso mese proprio su questi temi, abbiamo organizzato due interessanti incontri presso la nostra sede, con ampia partecipazione di colleghi, segno che stiamo migliorando sotto il profilo dell’aggregazione al cui mantenimento possono concorrere una serie di meccanismi.
Un legame sociale può nascere a partire dall’idea che gli individui possano essere più o meno selettivi o sulle base di principi fondamentali, finalizzati a che altri gratifichino i nostri bisogni. Esistono poi altre forme cui concorrono, non solo esigenze di tipo strumentale, ma anche la convinzione di non “essere soli”.
Su questo ultimo concetto preferirei augurare a tutti noi la possibilità di continuare a mostrarci uniti e risoluti, continuando il nostro cammino associativo che, desidererei rimarcare, non può essere basato su di un arido rapporto di “do ut des”. Proseguire con la stessa coerenza dimostrata negli anni svolti al lavoro, spirito di coerenza anche verso chi ci succederà, questo è il sentimento che anima il nostro Comitato Pensionati di Milano.

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